In Scena > Parlami d'Amore, Maria
“Mi piacerebbe poi poter riunire gli amici, antichi e giovani e farfugliare ancora frasi di Paradiso
Ma il dialetto che adesso ascolti è un intimo fraseggio umano e angelico e una segreta grammatica coniuga la rosa col papavero*”
*fiori simbolici dell’amore e dell'oblio
Wolfgang Goethe
Questa è anche la storia di Parlami d'amore Mariù.
Da bambino la cantavo alla mia fidanzata. Immaginaria. Da grande le canzoni le ho usate per parlare. musica l' hanno composta loro, le donne dell'Istituto Doria, la più grande casa di Riposo in Liguria.
La Casa di tutte e di nessuna.
Fuori da ogni porta la scritta “Reparto Donne”, sì, anche “Donne” scritto in maiuscolo.
Ho provato a non scordarmelo mai.
Come i loro racconti. Con le immagini fotografate negli occhi, i ritornelli collezionati nelle voci.
Gli amori, incantati, sulle labbra.
La vita che fa i dispetti alla morte.
Facendo l'animatore, ho avuto la fortuna di scriverli e registrarli, per risentire quei valori, l'ironia, le emozioni cresciute nel tempo. Incominciai a farlo quando parlava mia nonna Maria. La chiamavano Miglia, e a me piaceva, perché lei aveva fatto tanta strada, e se la ricordava tutta. Ebbe la fortuna di vivere tutta la vita in casa sua. Mi guardava negli occhi e mi chiedeva se ero innamorato, se avevo la bella. Rispondevo nel mio dialetto maccheronico. Rideva. “L'importante è capirsi!”, mi diceva. “E lei chi è? Il tuo ultimo amore? E allora sarà sempre il primo!” non sento la sua mancanza. Sento la sua presenza.
“Bisogna raccontare le cose come sono”, diceva. E' stata la persona più che abbia conosciuto.
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