Recensioni - Massimo Ivaldo

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RECENSIONI

 
 


PARLAMI D'AMORE MARIA

Massimo Ivaldo è uno di quegli artisti che riescono a conciliare il lavoro indispensabile a sostentamento economico con una straordinaria vena espressiva. Meglio, a fare della propria esperienza professionale materia fondamentale per la creazione.
Il miglior esempio di questa prassi lo offre Parlami d’amore Maria (che le storie d’amore non invecchino mai ) in cui riduce a monologo buona parte dell’esperienza accumulata in anni di animazione per le anziane ricoverate nell’Istituto Doria.
A queste figure si aggiunge quella di sua nonna, una persona che ha inciso profondamente sulla sua cultura e sul suo diventare adulto. Lo spettacolo che ne deriva ha molte stagioni alle spalle, ma conserva inalterate forza ed emozione. Questa carrellata di degenti giunte al tramonto della vita è reso vivo e partecipato da una scrittura e una recitazione che impastano in modo mirabile ironia e pietà, sguardo distaccato e partecipazione umanissima. Leggendo la presentazione – proposta dello spettacolo, si potrebbe pensare a una sorta di raccolta di scenette ironiche o, al contrario, a un esercizio di cinismo comico. Nulla di più errato, l’autore – attore riesce a coniugare sorriso e mestizia, costruendo una materia viva, partecipata, densa di dolore e lucidità. Come accade raramente in teatro si ride e, nello stesso tempo, si è colpiti da un groppo alla gola che ci trasporta nei panni, nel sudore e nel sangue di quegli esseri umani che rifiutano strenuamente di abbandonarsi alla deriva del tempo, ma vogliono conservare sino all’ultimo la loro dignità indipendentemente da età, ceto economico, sesso. Davvero una grande lezione di teatro.

Umberto Rossi, Cinema e Teatro.Com"

“L'idea è ottima e ha anche il merito di essere controcorrente. Quanto a Massimo Ivaldo ci sono alcuni momenti davvero straordinari. E' bravo. (e non ne sono convinto da oggi)”  
Prof. re Manlio Calegari, ricercatore di Storia Contemporanea all'Università di Genova

MASSIMO IVALDO: è stato un vero trionfo di bravura e simpatia! Devo dire che sono rimasta stupita dall'attenzione prestata da un pubblico non tanto facile: trattandosi di ragazzi così giovani) difficile catturare la loro attenzione , soprattutto con un testo serio e complesso. Bravo, è stato bravo! La messa in scena è entrata nel mio cuore emozionandomi! Grazie per quello che scrive!
Anna Alunno, scenografa e costumista de “La quinta praticabile”

“Parlami d'amore Maria" è uno spettacolo interessante ed educativo perché èun monologo a più voci che cercadi saldare tra loro le generazioni dei giovani e gli anziani. La vita passata e presente di alcune degenti di un ricoveroagli spettatori in modo evidente e nitido, senza sbavature.' l'esistenza dei nonni, il loro modo di vivere di una volta, i grandi valori della famiglia unita, della solidarietà, dell'amore vero. Tutto ècon abilità e delicatezza.”
Proff.sa Maria Isabella Pesce Manieri, insegnante del Liceo Psico Pedagogico di Genova

”Ci è piaciuto assai il vs./suo spett. Davvero. Ne ho visti 4 in 5 gg.:
Martedì 25: Serata dedicata a poeta E. Firpo al Teatro Garage
Mercoledì 26: La lunga vita di Marianna Ucria al Teatro Duse
Giovedì 27: Urlo di Pippo Del Bono al Teatro della Corte.
Tenuto conto della potenza dei mezzi a disposizione degli altri, il suo era il migliore. Grazie!”
Dott. Alberto Nocerino, Università' di Lettere (GE), Fondatore dell'Ass. “La Milonga”

“Lo spettacolo e il lavoro  fatto con gli  anziani della “DORIA” non solo è molto interessante dal punto di vista teatrale, ma di grande importanza e spessore dal punto di vista umano.
”Augusto Boschi, giornalista del Secolo XIX

“Parlami d' amore, Maria”, tesoro svelato di umanità nascoste, è stato realizzato dalla compagnia TeatrOvunque di Genova, e ha raccolto molti riconoscimenti e apprezzamenti anche fuori dalla Liguria. Ivaldo, animatore, attore e autore teatrale, clown dottore per i bambini del Gaslini, sembra seguire l'ispirazione per restituire sollievo e identità attraverso lo specchio dei racconti.
”Stefano Villa, “Le Pisma”, mensile d'informazione culturale della Provincia


“Parlami d'amore Maria è uno spettacolo interessante ed educativo perché è essenzialmente un monologo a più voci che cerca di saldare tra loro le generazioni dei giovani e gli anziani. La vita passata e presente di alcune degenti di un ricovero balza davanti agli spettatori in modo evidente e nitido, senza sbavature. E' l'esistenza dei nonni, il loro modo di vivere di una volta, i grandi valori della famiglia unita, della solidarietà, dell'amore vero. Tutto è condotto con abilità e delicatezza.”
Prof.sa Maria Isabella Pesce Manieri, insegnante del Liceo Psico Pedagogico di Genova.

IL PELO NELL'UOMO

Umberto Rossi, su Ogginotizie.it: “…è uno spettacolo che procede per accumulo. All’inizio sembra il classico monologo in cui un attore di buone doti racconta la sua vita con un pizzico d’ironia, ma ben presto il riso lascia spazio a una malinconia esistenziale che esplode nella denuncia della violenza sulle donne – violenza di cui lo stesso interprete è motore – sino a chiudere il discorso con una sorta di sogno in cui l’equilibrio è riconquistato, la dimensione umana riaffermata. In questo modo si passa dai teneri ricordi del nonno mezzadro, con la berretta calzata anche in casa, la madre apprensiva, le sorelle invadenti, il prete curioso delle abitudini sessuali, al ritratto di un uomo che non dissimula le contraddizioni che lo agitano e fa i conti con un impudente maschilismo compulsivo. Un essere umano che di tutto questo si rende conto, fa ammenda e sublima nell’orizzonte di una redenzione consapevole e quasi totale. L’attore e autore, coadiuvato dalle canzoni e dalle musiche di Federico Foce, alza il tono del discorso, supera il recinto autobiografico per approdare al ritratto umanissimo di un giovane del nostro tempo. Del suo personaggio non tace le contraddizioni o le pecche, anche se non le inalbera in maniera imbarazzante, ma guarda dentro di se e di molti altri suoi simili con quieta onestà e sguardo limpido. Una proposta davvero interessante. (12 Maggio 2012)

SE L'AMORE E' UN SI

“La scala musicale come scala ascendente che parte dal
DO di dare, passa al FA di fare arrivando all'apice del SI. Con questo percorso due bravi comici spiegano a se stessi ed al pubblico cos'è l'Amore. Come è ormai consuetudine al Teatro Garage alla recitazione si unisce la musica, e ne esce uno spettacolo brillante che viene molto apprezzato dalla sala. Per sorridere sull'amore e ascoltare le sue note più poetiche, insieme a due bravi cantautori, autori anche del CD “DI AMORI e DI ACCORDI”, colonna sonora dello spettacolo

Francesco Ristori, 5 Febbraio 2010

CUORE BALLERINO

Sonia Maranci, sul Corriere Mercantile: “…e Massimo Ivaldo, da solo in scena, coinvolge il pubblico con le sue storie d’amore, tragicomiche e divertenti: il buffo della vita

E ANCORA...

Christine Delport du Terroir per “Trucioli Savonesi”:
MASSIMO IVALDO, PERSONAGGIO LIGURE DEL MESE - GIUGNO 2012

"Ti viene in mente, così a scorrere il suo curriculum vitae, un Molière giovane. Poi lo vedi sul palcoscenico e l'immagine si conferma ma, modernizzandolo, c'è il risvolto comico ed ecco affacciarsi – anche per quel suo naso prominente – un Pippo Franco del migliore Bagaglino di Roma. Per questo autore ed attore teatrale ligure che merita sicuramente gli onori delle cronache ricorrenti su “Il Secolo XIX “ e su “La Stampa”, per i suoi spettacoli di successo, siamo forse all'apice della carriera che prosegue con l'adesione alla prestigiosa Riviera dei Teatri, con shows a Pietra Ligure, Savona, Albenga, Genova.

A prima vista, ti impressiona quella laurea in letteratura italiana, poi quando ti metti a leggere i testi stampati lo avvicini alle immagini dei
troubadours da Prèvert a Georges Brassens.Da François Villon a Leo Ferré.
L'
amour courtois provenzale della Langue d'Oc, un menestrello delle corti rinascimentali e del feudalesimo; ma c'è anche - questo per la sua formazione culturale – del successivo Goldoni e delle allegre comari veneziane. Le stesse, forse, che avevano ispirato quelle shakeasperiane di Windsor.
Il teatro , si sente, è proprio la strada e la vita del troubadour del finalese. Massimo Ivaldo. La fantasia lo conduce in un mondo fiabesco da “Alice nel paese delle meraviglie”. La stella polare ispiratrice resta l'amore, ma tradotto idealmente in tutte le lingue e cantato con tutti gli accenti , toccando tutte le corde dell'ispirazione, nei testi adatti ad un pubblico di adolescenti, di giovani, come di adulti. Ad un pubblico maschile, come femminile. Ivaldo è stato con la sua “verve” tra i medici-clown, della Fondazione Theodora Onlus, nelle corsie degli ospedali a strappare dapprima mesti sorrisi sui pallidi volti dei piccoli uditori malati. Lui con il naso rosso del pagliaccio da circo a darsi da fare e loro, poco a poco, trascinati dal suo entusiasmo, passati dal sorriso indeciso alla franca ed aperta, finalmente spensierata, risata. Nel teatro dei ragazzi, cinquecento repliche in Italia, finalista 2002 del premio Eti “Stregagatto” con spettacolo “A pancia in su”.
Poi, è venuto un grosso successo di pubblico e di critica, come si suol dire ma che sarebbe bene non scrivere.
Era “Se l'amore è un sì (si l'amore è un sé), scritto e cantato con Federico Foce, spettacolo poeto-comico-canoro.
Da Georges Brassens a Fabrizio Dé André, con uscite di humour brillante ed un dinamismo scenico che ha tenuto ben sveglia l'attenzione del pubblico per tutta la durata della rappresentazione.
Le famiglie di tutta la Liguria si sono raccolte attorno alla “Strega nella zuppa” che, se i ricordi non mi ingannano, ho visto ed apprezzato una estate a Savona, alle fornaci nell'arena, a semicerchio greco, all'aperto poco lontano dalla spiaggia.
Risate ed applausi. Ricordi di estati felici, di mare da bandiera blu (o quasi).
Insomma, al chiuso o all'aperto, questo Ivaldo si nota e tiene svegli, anche se l'ora è tarda sia per un pubblico di giovani, giovanissimi e...tardoni.
Ed ancora sempre con la firma di questo autore che diventa ogni stagione più prestigiosa, “Parlami d'amore Maria” monologo a più voci, “Cuore Ballerino”, una
performance comico amorevole. Fino al più recente apparizione dei testi di “I giochi di ancora una volta”.
Il menestrello, questa volta medievale, volge sguardi interessati alla umana commedia e – come Fabrizio De André – si ricorda che in Italia, ormai da secoli se si vuole “sfondare” non si può fare a meno di padre Dante. In qualche modo e sia pure con vaghi riferimenti.
Ma questo, nel caso dei due
troubadours liguri – sia sul palcoscenico di un teatro che su quello di un festival canoro, sia per un protagonista vivente che per uno che, purtroppo, non è più tra noi, si tratta in queste associazioni forzate della accurata ricerca dei critici. Sono loro che scorgono i percorsi culturali più che gli stessi autori.
Guardate nel caso di Roberto Benigni. Siamo arrivati, nella cinematografia, addirittura ad un Premio Oscar, meritatissimo con La vita è bella.
Ma dov'è che Benigni spopola ? Quando ti prende i cantici della Divina Commedia e te li declama tutti, Inferno, Purgatorio e Paradiso, in piazza della Signoria, nella sua Firenze, davanti ad un pubblico già convinto in anticipo.
Dario Fò, premio Nobel per la Letteratura deve altrettanto al Boccaccesco “Decamerone” (così come Pasolini). Ma i debutti di Dario Fo' e di Franca Rame furono in filmetti leggeri, addirittura comici come “Lo svitato” quando Dario faceva il giornalista free-lance e scriveva, quasi gratis, articoli che poi gli altri colleghi, durante questo film umoristico, gli facevano uscire con la loro firma sulle colonne del suo giornale. Dario Fo' , prima di vincere il Nobel per la letteratura con i suoi testi, aveva fatto anche un film, nel quale interpretava la parte di “Pupo Biondo” un gangster ossigenato complice di una piccola banda. Adesso, si nota per i suoi dentoni della dentiera sporgente, in quel film aveva un unico dente all'infuori che lo rendeva irresistibilmente comico. Non esistevano ancora gli apparecchi livellatori dei dentisti. Nel caso dell'autore-attore di cui abbiamo parlato, potete stare certi che i troubadour franco-provenzali dell'amour courtois sono stati la principale fonte di ispirazione. Perché di questo Massimo Ivaldo parla per tutto il tempo, con tutte le strofe e tutte le rime ed in tutte le note. Dell' amour, l' éternel amour. Lo fa con garbo, con verve comica esilarante, con la poesia di chi parla ai gatti ed alle stelle. E con un nasone evocatore di Cyrano de Bergerac o più prosaicamente di un giovane Pippo Franco. Ma, in entrambi i casi, con innegabile successo"
(Giugno 2012)

IL PERSONAGGIO LIGURE DEL MESE

Ti viene in mente, a scorrere il suo curriculum vitae, un Molière giovane. Poi lo vedi sul palcoscenico e l'immagine si conferma: c'è il volto comico ed ecco affacciarsi questo autore ed attore teatrale ligure che merita sicuramente gli onori delle cronache ricorrenti su "Il Secolo XIX " e su "La Stampa", per i suoi spettacoli di successo, che prosegue con l'adesione alla prestigiosa Riviera dei Teatri, con shows a Pietra Ligure, Savona, Albenga, Genova.

A prima vista, ti impressiona quella laurea in letteratura italiana, poi quando ti metti a leggere i testi stampati lo avvicini alle immagini dei troubadours da Prèvert a Georges Brassens. Da François Villon a Leo Ferré.
L'amour courtois provenzale della Langue d'Oc, un menestrello delle corti rinascimentali e del feudalesimo; ma c'è anche - questo per la sua formazione culturale – del successivo Goldoni e delle allegre comari veneziane. Le stesse che avevano ispirato quelle shakeasperiane di Windsor. Il teatro, si sente, è la strada e la vita del troubadour Massimo Ivaldo.

La fantasia lo conduce in un mondo fiabesco da "Alice nel paese delle meraviglie". La stella polare ispiratrice resta l'amore, ma tradotto

idealmente in tutte le lingue e cantato con tutti gli accenti , toccando tutte le corde dell'ispirazione, nei testi adatti ad un pubblico di adolescenti, di giovani, di adulti. Ad un pubblico maschile, come femminile. Ivaldo è con la sua verve tra i medici-clown, della Fondazione Theodora Onlus, nelle corsie degli ospedali a strappare sorrisi sui pallidi volti dei piccoli malati. Lui col naso rosso del pagliaccio a darsi da fare e loro, poco a poco, trascinati dal suo entusiasmo, a passare alla franca, aperta, spensierata  risata.  Nel teatro dei ragazzi, seicento repliche  in Italia, finalista 2002 del premio Eti "Stregagatto".

Poi, è venuto il successo di pubblico e di critica, con "Se l'amore è un sì (si l'amore è un sé), scritto e cantato con Federico Foce, spettacolo poeti-Comico-canoro, con uscite di humour brillante ed un dinamismo scenico che ha tenuto ben sveglia l'attenzione del pubblico per tutta la durata della rappresentazione.
Le famiglie di tutta la Liguria si sono raccolte attorno alla "Strega nella zuppa" che ho visto ed apprezzato una estate a Savona, alle fornaci nell'arena, a semicerchio greco, all'aperto poco lontano dalla spiaggia.
Risate ed applausi. Ricordi di estati felici, di mare da bandiera blu. Insomma, al chiuso o all'aperto, questo Ivaldo si nota e tiene svegli, anche se l'ora è tarda sia per un pubblico di giovani, giovanissimi e… meno.

Ed  ancora sempre con la firma di questo autore che diventa ogni stagione più prestigiosa, "Parlami d'amore Maria" monologo a più voci, "Cuore Ballerino", una performance comico amorevole. Fino al più recente testo di "I giochi di ancora una volta" ed a "La Cicala e la Formica (un’altra storia)", bellissima favola moderna

Nel caso dell'autore-attore di cui abbiamo parlato, potete stare certi che i troubadour franco-prove  nzali dell'amour courtois sono stati la principale fonte di ispirazione. Perché di questo Massimo Ivaldo parla per tutto il tempo, con tutte le strofe e tutte le rime ed in tutte le note. Dell' amour, l' éternel amour. Lo fa con garbo, con verve comica esilarante, con la poesia di chi parla ai gatti ed alle stelle. E con un nasone evocatore di Cyrano de Bergerac: ispirato e di innegabile successo.
Christine Delport du Terroir per "Trucioli Savonesi". Giugno 2013




 
 
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